Alcune domande rimangono aperte dopo la presentazione della ricerca “Welfare aziendale: dove sta andando il mercato dei provider”

Lo studio è stato realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, da Valore Welfare e coordinato dal Prof. Luca Pesenti ed è stato presentato oggi a Milano.

La riforma 2016 ha decuplicato il numero di piani welfare che oggi interessa quasi 20mila aziende, principalmente sopra i 100 addetti che cubano l’85% del totale. Di fatto una realtà che si affianca e spesso si sostituisce al pubblico, integrando lo stato sociale con l’iniziativa privata.
Anche i provider di servizi sono cresciuti nel dopo riforma: la ricerca ne ha censiti 78, corrispondenti a due tipologie principali: portali puri, che hanno nel welfare il proprio core business (30 casi) e portali cosiddetti “reseller” che intermediano servizi e per i quali il welfare non è l’attività principale (48 casi).

E’ un mercato “drogato” dal beneficio fiscale?

Relativamente alla conversione del premio di produzione sono molte le aziende ad averla adottata ma l’adesione  riguarda solo il 20-30% degli addetti.

Com’è possibile favorire un cambiamento culturale che vinca la resistenza ancora forte nei lavoratori e nei sindacati rispetto a questa misura?

In un mercato che diventa sempre più affollato e competitivo è importante che l’offerta sia profilata correttamente sulle esigenze delle persone per risultare efficiente e appetibile per i dipendenti.
Anche la qualità deve rimanere alta per scongiurare una deriva concorrenziale legata a logiche di prezzo; in questo senso le sinergie possibili con il welfare territoriale e il terzo settore potranno facilitare la creazione di un welfare generativo e utile sia per gli individui che per la comunità.