Lo sviluppo sostenibile ha bisogno dei capitali della finanza internazionale: i green bond sono uno strumento per realizzare progetti virtuosi

Cosa sono e come funzionano i green bond?

Sono obbligazioni identiche alle altre, la differenza sta nello scopo dell’emissione: nel caso dei green bond infatti la società emittente si impegna a utilizzare i proventi per progetti che abbiano un impatto positivo sull’ambiente. Possono essere attività legate all’efficienza energetica, alla ricerca e sviluppo di nuovi materiali, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, all’uso sostenibile delle risorse come ad esempio l’acqua e il suolo, alla gestione dei rifiuti.
Non esistono standard internazionali di certificazione ma gli emittenti si attengono ai Green Bond Principles identificati dall’International Capital Market Association (ICMA) cioè hanno l’obbligo di:

  • Identificare con chiarezza la destinazione dei proventi
  • Seguire alcune procedure specifiche per la valutazione e selezione dei progetti che devono rientrare in determinate categorie
  • Essere trasparenti nel comunicare come sono gestiti i proventi
  • Rendere disponibili agli investitori report periodici di aggiornamento sullo stato dei progetti finanziati

Il mercato dei green bond: a che punto siamo?

La crescita del mercato dei green bond conferma quanto ci sia bisogno di capitali per mettere in campo azioni contro il cambiamento climatico, come la transizione a forme di produzione energetica “carbon free” e la gestione sostenibile delle risorse.
Dal 2008, anno di nascita dei primi strumenti, le emissioni hanno avuto tassi di crescita sempre positivi fino a raggiungere un totale complessivo di 400 miliardi di dollari (dati a ottobre 2018 – fonte World Economic Forum).

In particolare, dopo il COP21 di Parigi (2015), sono state soprattutto le imprese di paesi come India e Cina a contribuire alla crescita del mercato con obbligazioni legate a progetti volti a mitigare le emissioni di gas serra e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

pannelli solari sulla neve

Non sono solo le imprese a emettere obbligazioni verdi ma anche gli stati sovrani attraverso le agenzie nazionali. La prima emissione è stata quella del governo della Polonia a dicembre 2016, seguito da Francia, Fiji, Nigeria, Belgio, Lituania, Irlanda e Indonesia. Il centro di gravità del mercato è sempre più l’Europa con più del 50% delle emissioni totali (fonte: SEB).
Attraverso i green bond gli stati possono difendere il proprio territorio dagli effetti del riscaldamento globale e dimostrare il proprio impegno verso l’accordo sul clima di Parigi.

In Italia il primo green bond è stato emesso nel 2014 da Hera, multiutility dell’Emilia-Romagna, con l’obiettivo di destinare le risorse alla lotta al cambiamento climatico, al miglioramento della qualità dell’aria, al miglioramento della qualità della depurazione acque, alla gestione del ciclo rifiuti. 
Nel 2018 tra gli emittenti italiani è entrata anche Cassa Depositi e Prestiti che ha emesso il primo “Green, Social and Sustainability Bond” che sostiene investimenti nell’ambito delle infrastrutture e sviluppo delle città, istruzione, finanziamento di PMI e sostenibilità energetica e ambientale.
Il mercato italiano ha mostrato negli anni numeri sempre in crescita e lo scorso anno si è posizionato al 10° posto tra i paesi che hanno emesso più green bond, una classifica che vede Stati Uniti, Belgio e Cina ai primi posti (fonte SEB).
Il primo green bond del 2019
è stato emesso da Enel e finanzierà progetti di sviluppo, costruzione e repowering di impianti di generazione da fonti rinnovabili, la realizzazione, gestione e funzionamento di reti e sistemi di smart metering (telegestione e telelettura dei contatori).

I green bond possono dare dunque un contributo importante allo sviluppo sostenibile consentendo alle imprese di ottenere i capitali necessari per realizzare importanti progetti infrastrutturali che modifichino l’impatto della produzione e dei consumi sul nostro pianeta.