L’Economia Circolare per funzionare ha bisogno di alleati: la simbiosi industriale e l’innovazione tecnologica e digitale sono elementi necessari al suo successo

L’attuale modello di economia lineare in cui i beni vengono prodotti, consumati e smaltiti non è sostenibile in una pianeta in cui le risorse sono limitate e la popolazione è in continua crescita.
Il futuro è l’economia circolare che costringe tutti a un cambiamento di mentalità perché modifica il nostro modo di produrre, di lavorare e di consumare.

Economia circolare significa gestire le risorse in modo efficiente, valorizzare i processi, pensare nel lungo periodo per il riuso, passare dal consumo di prodotti all’utilizzo di servizi in un’ottica di condivisione e noleggio: la tecnologia, il digitale e la “simbiosi industriale” possono rendere possibile questo cambio di paradigma.

Si prevede che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e allora sarà nelle cosiddette “Smart cities” – città intelligenti- che tutto questo avverrà.
Le città intelligenti e circolari del futuro (prossimo!) non saranno più luoghi dove si consumano risorse prodotte altrove ma sistemi produttivi a ciclo chiuso in cui si produce ciò che serve per il consumo, dove, ad esempio, i rifiuti organici possono diventare materiali da costruzione per l’edilizia o per l’arredo d’interni smaltibili a fine vita nel ciclo naturale[1].
L’lnternet of Things (IoT) già consente di rendere smart i nostri edifici installando sensori in grado di modulare l’erogazione di calore o aria fresca in base alle condizioni meteo esterne oppure alla presenza delle persone, ottimizzando i consumi energetici[2]. I pali della luce che costellano le nostre strade possono diventare micro stazioni meteo che rilevano temperatura, umidità, livelli di CO2 e aumentare o ridurre l’intensità della luce in base alla luminosità esterna e al passaggio di persone o veicoli[3].

latte colorate con fioriUn esempio di riuso circolare e sostenibile di risorse esistenti è il quartiere De Ceuvel di Amsterdam: un cantiere navale dismesso è stato trasformato in un’oasi verde dove il suolo contaminato è risanato dall’azione naturale di specie vegetali piantate ad hoc (fitodepurazione), le barche abbandonate sono trasformate in uffici utilizzando materiali di seconda mano, un sistema di agricoltura acquaponica[4] consente l’allevamento di pesce e la coltivazione di vegetali per il consumo nel bar del quartiere e il riscaldamento e la gestione dei rifiuti e degli scarichi sono improntati alla produzione energetica sostenibile e al risparmio e riciclo di acqua.

Economia circolare è dare nuovo valore e vita nuova ai rifiuti e agli scarti e se diversi soggetti mettono a fattor comune le proprie “risorse” è possibile trasformare una raffineria in un impianto che produce biocarburanti dagli oli alimentari esausti conferiti dai dipendenti[5], produrre biometano, fertilizzanti, energia elettrica dalle acque di scarto[6],  realizzare tessuti morbidi come la seta dalla buccia degli agrumi[7].

L’Italia non è un paese ricco di risorse naturali e il “fare tanto con poco” è sempre stata una delle caratteristiche dell’industria del nostro paese: l’economia circolare è una grande occasione per fare sistema, entrare in “simbiosi industriale” mettendo a disposizione i propri asset affinché siano riutilizzati da più soggetti. La struttura dei distretti è già pronta per recepire la cultura del recupero, del riciclo, della riparazione e del riuso e le imprese a svolgere il ruolo di acceleratori del movimento di rigenerazione e risparmio delle risorse così urgente per il nostro pianeta.

Photo by Chris Barbalis on Unsplash
Photo by Bernard Hermant on Unsplash
[1] Arup – https://www.arup.com/perspectives/publications/research/section/the-urban-bio-loop
[2] Enerbrain – https://www.enerbrain.com/it/
[3] Enel x – https://www.enelx.com/it/it/smart-city
[4] Per approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Acquaponica
[5] Eni – Porto Marghera https://www.eni.com/it_IT/media/2018/06/eni-a-porto-marghera-inizia-la-raccolta-di-oli-alimentari-esausti-dei-dipendenti-da-trasformare-in-biocarburante#
[6] Gruppo Cap – www.gruppocap.it
[7] Orange Fiber- http://orangefiber.it/impact/