Invertire la rotta della plastica usa e getta si può: agendo sulle abitudini di acquisto e valorizzando le filiere di riuso, recupero e riciclo

La presentazione del Bando “Plastic Challenge: sfida alle plastiche monouso” di Fondazione Cariplo è l’occasione per parlare di plastiche, riciclo, materie prime seconde ed economia circolare.
Il bando sosterrà iniziative finalizzate alla riduzione dei rifiuti in plastica monouso, agendo sul cambiamento dei modelli di consumo e sulla valorizzazione delle filiere di gestione del fine vita del prodotto.

In Italia come in tutti i paesi industrializzati da diversi decenni è sparita la pratica del “vuoto a rendere” e si è diffuso l’uso di imballaggi usa e getta, secondo un sistema che delega al consumatore la gestione del fine vita del prodotto un tempo in capo al produttore. Più recentemente a ciò si è sommato il boom di nuove modalità di consumo (food delivery ed e-commerce) che hanno aumentato esponenzialmente la quantità di imballaggi.

Il problema dei rifiuti di plastica è complesso e non può avere una soluzione unica: per risolverlo è importante ripensare i nostri stili di acquisto e consumo e contemporaneamente riportare una parte della responsabilità alle imprese produttrici, come peraltro previsto dalla Direttiva Europea sulla plastica monouso.
Insieme alle disposizioni che vietano la commercializzazione e l’utilizzo di alcuni prodotti in plastica monouso dal 2021, la Direttiva prevede che i produttori sviluppino i prodotti secondo l’ecodesign, prevedendo ad esempio che il tappo rimanga attaccato alla bottiglia per evitarne la dispersione nell’ambiente (come già successo per le lattine).

La strategia della UE ha sia obiettivi di controllo dell’inquinamento sia di competitività delle industrie: il mercato cinese che riceveva enormi quantità di plastica dall’Europa è ora selettivo, impone filtri qualitativi sui materiali di seconda mano quindi non è più possibile “allontanare” i rifiuti su questo e su altri mercati ma ciò deve trasformarsi in un’opportunità per lo sviluppo di un’industria del recupero e del riciclo nel nostro paese.

bottiglie fuori dal cassonettoLe plastiche non sono tutte uguali ed è in particolare sul riciclo del PET, il polimero con cui sono fatte le bottigliette dell’acqua, che sono stati posti dalla Direttiva importanti obiettivi di raccolta differenziata: pari al 77% entro il 2025 e al 90% entro il 2029.
Attualmente il PET riciclato è usato principalmente per produrre filati e un altro obiettivo è che sia invece utilizzato per produrre nuove bottiglie, attività oggi non possibile in quanto il PET raccolto insieme ad altre plastiche risulta contaminato e non adatto per nuovi imballi per alimenti. Per far sì che “da una bottiglia rinasca una bottiglia” è necessaria una raccolta differenziata ad hoc e che il PET raccolto vada direttamente al riciclatore senza passaggi intermedi.
Anche per questo è nato recentemente il consorzio Coripet che unisce i produttori di acque minerali e i grandi riciclatori di bottiglie in PET.

Limitare l’emergenza plastica è possibile senza demonizzare il materiale in sé, un modo è prevenire la produzione di rifiuti adottando stili di acquisto e di consumo più sostenibili e diffondendo buone pratiche di riciclo e riuso scalabili in un’ottica di economia circolare.

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